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Sono trascorsi dieci anni dal primo " Piano Territoriale di Coordinamento" elaborato ed approvata dalla Provincia di Torino: un documento soprattutto di indirizzi che in un quadro normativo incerto ha assunto il ruolo di anticipatore di temi, percorsi e processi oggi in gran parte ripresi dalla nuova e attesa legge regionale di governo del territorio. Ora è necessario iniziare il percorso istituzionale per proporre una sua revisione strutturale e l'iter per la revisione partirà ufficialmente nei prossimi giorni.
"Per la Provincia di Torino - spiega il Presidente - l'attività di governo del territorio deve avvenire attraverso la definizione di un Piano Territoriale di Coordinamento condiviso, costruito con il coinvolgimento ed il confronto con gli Enti locali, le associazioni di categoria, le forze economiche, le associazioni ambientaliste e tutti i diversi soggetti portatori di interesse. Processi dirigistici non concertati sono quasi sempre inefficaci ed improduttivi e il tema dello sviluppo, della sua sostenibilità ambientale, dell'assetto sociale, economico e territoriale deve essere partecipato e condiviso".
E' stato perciò predisposto uno Schema di Piano territoriale di coordinamento provinciale (PTC2), un documento aperto, utile per avviare la discussione, ottenuto ricomponendo visioni settoriali, spesso parziali e frammentate, che dà l'avvio alla revisione strutturale e serve per avviare il confronto.
"L'idea di rivedere il piano territoriale di coordinamento - sottolinea l'Assessore alla Pianificazione Territoriale - si esprime con la messa a sistema dei territori valutandone criticità e opportunità, assumendo la diversità territoriale come valore del sistema stesso. La strategia è stata anche quella di capitalizzare il lavoro di conoscenza del territorio acquisita in questi anni, attraverso la raccolta e l'analisi delle informazioni e mettere a sistema l'insieme dei piani strategici e delle agende strategiche delle diverse aree territoriali, che di quelle zone delineano le qualità e le attese".
Per la Provincia dunque la parola d'ordine per la revisione del piano territoriale è copianificare, filtrando le visioni settoriali attraverso la declinazione territoriale.
"La fase di confronto che parte ora - sottolinea l'Assessore - conserverà l'approccio condiviso e copianificato di questa prima stesura interpretativa e programmatica, attraverso il concorso di tutti gli Enti locali ed i soggetti economici e sociali del territorio provinciale cui il documento sarà sottoposto per la consultazione finale".
Ma quali gli obiettivi e le linee strategiche per la pianificazione futura del territorio provinciale?
Prima di tutto, l'indirizzo a politiche anti-recessive, orientando interventi di riorganizzazione del territorio basati sul riuso (riqualificazione e riorganizzazione del sistema degli insediamenti produttivi e commerciali), limitando il consumo di suolo fertile ed agricolo, sviluppando tematiche quali l'energia ed il risparmio energetico, la sicurezza idrogeologica e la qualificazione ambientale.
"L'elemento centrale delle politiche del territorio - aggiunge il Presidente - dovrà essere la corretta gestione della risorsa suolo". Il documento della Provincia ripropone la massima attenzione alla salvaguardia dell'agricoltura di pianura, fino ad oggi costantemente minacciata dall'invadenza immobiliare, sia delle aree agricole di collina e di montagna. In un periodo storico caratterizzato da una sostanziale stasi demografica nella territorio provinciale e di contrazione delle attività industriali lo schema di p iano territoriale di esprime l'esigenza di rigenerare le indicazioni urbanistiche comunali, abbandonando il processo di implementazione, valutato spesso solo per l'entità quantitativa di edificato e per gli introiti che apportano alla fiscalità locale.
Anche per quanto concerne le attività industriali, occorre considerare l'enorme stock edilizio presente in gran parte ora inutilizzato; bisogna certamente favorire il rafforzamento di aree forti, a vocazione industriale e manifatturiera perché le attività manifatturiere rappresentano una quota rilevante dell'intero sistema italiano, limitando il consumo del suolo e contrastando, dove possibile, i processi di disarmo di quei complessi insediativi industriali "storici" che presentano ancora condizioni di razionalità localizzativa e infrastrutturale nel territorio e una dignitosa configurazione insediativa e architettonica.
Per quanto riguarda i trasporti, il piano territoriale della Provincia sostiene il recupero del mezzo su ferro, che rappresenta anche la scelta prioritaria per il sistema del trasporto pubblico locale che nel territorio provinciale può avvalersi di linee storiche, in gran parte sotto utilizzate, esistenti su ben otto direttrici a raggiera da Torino (Chieri, Poirino, Carmagnola, Pinerolo, Susa, Ciriè - Lanzo, Rivarolo - Cuorgnè, Chivasso - Ivrea) con stazioni in 87 Comuni sui 315 dell'intera Provincia. A queste si aggiunge la estesa rete tranviaria della città di Torino e la 1° linea della Metropolitana. La popolazione dei Comuni direttamente serviti dall'intera rete supera il 75% di quella della Provincia. Il Piano Territoriale attribuisce un ruolo centrale all'esercizio di interscambi auto-treno-metropolitana; i principali centri di interscambio, per poter costituire una modalità di viaggio concorrente ad atteggiamenti e consuetudini fortemente radicate, occorre siano dei centri intermodali attrattivi, dove si possano trovare opportunità di servizio e di funzioni terziarie e sovracomunali. Il documento allo studio della Provincia li propone come nodo del modello trasportistico auto-treno e li definisce centri servizi intercomunali per i Comuni fuori Torino.
"Ma il cammino da compiere in questa direzione non appare breve - conclude il Presidente - per cui nel ribadire l'opzione di fondo della rete di mobilità su ferro, non possiamo non dare rilevanti e strutturali indicazioni per il miglioramento delle comunicazioni stradali che restano fondamentalmente improntate alle relazioni da e per Torino, centro nodale di tutti gli spostamenti tra i centri periferici".
Il confronto che la Provincia avvia sarà approfondito e non rituale sui contenuti, offrendo a tutti gli strumenti per partecipare in modo informato alla discussione e condividere il percorso di pianificazione.
(14 aprile 2009)